Project Description

SEMENZALI

BENTORNATA VARIABILITA’!!!

Autofecondazione:
come portare alla luce le potenzialità inespresse di un vitigno

Molti vitigni sono caratterizzati da un’elevata omogeneità fenotipica spesso limitata rispetto al suo reale potenziale espressivo originario.

Questo capita, in generale a tutte le varietà propagate vegetativamente, ma soprattutto ai vitigni autoctoni che hanno subito forti pressioni selettive e che sono coltivati in areali ristretti. L’antica origine da seme di molti di questi vitigni, ma anche l’insorgenza di mutazioni e l’interazione con l’ambiente, fanno presupporre che vi sia una variabilità genetica intrinseca, non espressa, tipica delle piante eterozigoti come la vite.

La tecnica dell’autofecondazione è un mezzo utile per portare alla luce le potenzialità nascoste di un genoma tuttavia, in piante con struttura eterozigote come la vite, non può prescindere dagli effetti spesso negativi di un aumento di consanguineità.

Favorendo la ricombinazione dei caratteri, l’inbreeding permette di ottenere segreganti che presentano, vicino alle caratteristiche generali del vitigno, alcune caratteristiche fenotipiche nuove, ad esempio grappoli con dimensioni e grado di compattezza diversa, differente vigore e fertilità delle gemme, bacche dalla buccia più o meno spessa e con contenuti diversi di metaboliti secondari (aromi e materia colorante), epoche fenologiche differenti, ecc.

Per ciascun carattere, la distribuzione della popolazione di semenzali è gaussiana, con la moda rappresentata dalle caratteristiche della varietà e con la base genetica più ampia rispetto alla popolazione di partenza.

In base al significato di varietà, le discendenze di una propagazione gamica come l’inbreeding, non possono appartenere alla varietà di partenza. Ma, per ora, poco importa chiamarle con un nome. L’obiettivo di creare nuova variabilità è stato raggiunto e il dibattito è aperto!

le viti da seme come salvezza dei vigneti italiani e non solo

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PROGETTO TEROLDEGO

Un lavoro iniziato nel 2000 presso l’azienda agricola Elisabetta Foradori a Mezzolombardo (TN)

www.elisabettaforadori.com

METODO DI LAVORO

In pre-fioritura le infiorescenze delle piante madri di Teroldego sono state ricoperte con sacchetti di carta per favorire l’autofecondazione e per scongiurare l’eventuale fecondazione con del polline estraneo (foto 1)

I grappoli insacchettati sono stati raccolti a maturità, sono stati estratti i vinaccioli e seminati presso le serre del CETAS (Centro Tecnologie Agrarie Avanzate in Serra) a Tavazzano Villavesco (LO), sezione sperimentale “Francesco Dotti” della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, dove sono germinati (foto 2). Le piantine hanno trascorso in serra tutta l’estate (foto 3) e lì sono rimaste fino alla primavera successiva.

Una volta messi a dimora in pieno campo, per anticipare l’entrata in produzione dei semenzali, è stata adottata una particolare forma di potatura che ha aiutato a superare il periodo giovanile della pianta (foto 4). La potatura prevedeva di lasciare un solo tralcio per pianta e di accecare tutte le gemme tranne quella apicale che, in questo modo, ha differenziato a fiore dopo un paio di anni (foto 5).

I semenzali fertili sono stati selezionati, propagati e innestati, in modo da avere più ripetizioni per ciascun genotipo.

Con questo lavoro stiamo avendo conferma di quanta variabilità “nascosta” sia presente nel genoma del Teroldego e di come l’autofecondazione ne abbia permesso la sua manifestazione. All’interno della popolazione ottenuta ci sono anche genotipi morfologicamente uguali o molto simili alla varietà di partenza, ma è sorprendente la pluralità di caratteri che si sono ottenuti.

Alcune tipologie di grappoli (foto 6-7-8-9).

Ad oggi stiamo lavorando su 39 genotipi, 32 a bacca rossa e 7 a bacca bianca che stiamo caratterizzando nei loro aspetti fenologici, morfologici e fisiologici. I caratteri considerati riguardano le epoche fenologiche, il vigore, la fertilità basale, le dimensioni e la forma dei grappoli e degli acini, le caratteristiche delle bucce. Diverse tra loro anche le caratteristiche sensoriali dell’uva.

Nel 2015 l’andamento stagionale positivo ha permesso di arrivare all’epoca della vendemmia con l’uva sana e matura, premessa per eseguire le prime microvinificazioni e analisi della maturità sia tecnologica che fenolica (foto 10).

In generale, dal punto di vista morfologico si osserva una grande varietà di comportamenti, a conferma dell’incremento dell’espressione fenotipica dei segreganti. I risultati delle analisi di laboratorio evidenziano una diversificazione nel comportamento dei genotipi, più o meno marcata a seconda del parametro considerato, a dimostrazione che vi è stata un’estrinsecazione della variabilità inespressa.

(foto 10)

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PROGETTO NEBBIOLO

Un lavoro iniziato nel 2011 presso l’azienda agricola Roagna a Barbaresco (CN)

www.roagna.com

METODO DI LAVORO

Nella primavera del 2011, presso i vigneti dell’azienda, sono stati isolati i grappoli di Nebbiolo da sottoporre ad autofecondazione (foto 1).

La selezione è avvenuta in 3 vigneti differenti dell’azienda: uno posto nelle vicinanze della cantina Roagna in Barbaresco, uno a Montefico nei pressi di Barbaresco, e l’ultimo a Castiglione Falletto.

Nel settembre successivo sono stati raccolti i grappoli precedentemente insacchettati.

L’estrazione dei vinaccioli è avvenuta presso le serre del CETAS (Centro Tecnologie Agrarie Avanzate in Serra) a Tavazzano Villavesco (LO), sezione sperimentale “Francesco Dotti” della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, per un totale di 6.380 semi Questi sono stati posti in cassette di sabbia umida e messi in cella frigorifera a 4 °C a vernalizzare, per poi essere seminati in appositi contenitori adatti alla germinazione (foto 2 e 3).

Dopo l’emissione della prima fogliolina, le piante sono state spostate in vaschette contenenti un terriccio arricchito man mano con sostanze nutrizionali adatte alle diverse fasi di crescita (foto 4).

Durante la stagione vegetativa 2012, si è provveduto ad una prima cernita eliminando oltre alle piantine morte anche quelle che hanno manifestato uno scarso affrancamento. In totale, si sono ottenute più di 600 piante da mettere a dimora in piano campo nella primavera successiva (foto 5 e 6).

Nell’aprile 2013 sono state messe a dimora le piante.

Il terreno è stato suddiviso in 9 filari con sesto d’impianto 2,3m x 0,8m, come riportato nella mappa (foto 7)

Una volta messe in piena terra si è provveduto a potare tutte le piantine a 2 gemme al fine di stimolare l’emissione di 1-2 germogli. Questo, per superare la fase giovanile delle viti ottenute da seme.

A fine inverno successivo, è stato scelto un unico tralcio per pianta; questo è stato poi “acciambellato” (foto 8 e 9).

Ecco le piante di semenzali nell’estate 2015 (foto 10)

Quest’anno vedremo i primi grappoli e potremo finalmente apprezzare la ricomparsa della variabilità!!!

(foto 2)

foto 1

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(foto 6)

(foto 8)

(foto 10)

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PROGETTO DOLOMITICI

Un lavoro iniziato nel 2011 col Consorzio di viticoltori trentini “I Dolomitici” sulle varietà Nosiola, Marzemino ed Enantio.

www.idolomitici.com

Dieci viticoltori uniti da obiettivi e idee comuni hanno fondato un consorzio e si sono rivolti a noi per valorizzare alcuni dei vitigni autoctoni trentini,  quali Nosiola, Marzemino ed Enantio, utilizzando il metodo dell’inbreeding. Hanno deciso di intraprendere la strada dell’autofecondazione per portare alla luce le loro innumerevoli potenzialità inespresse. Per anni, le tre varietà oggetto di studio sono state coltivate in areali ristretti e sono state sottoposte a selezioni miopi e unidirezionali, col risultato di un generale appiattimento della variabilità intravarietale.

foto 1
vites