RIORDINO DELLA PIATTAFORMA AMPELOGRAFICA DEL COSENTINO
Questo progetto è svolto per conto del Consorzio dei vini della Calabria Citra e in collaborazione con il DIPROVE dell'Università degli Studi di Milano
Ruolo e significato della ricchezza varietale calabra
La Calabria è nel novero delle regioni italiane che, negli ultimi trent’anni, hanno subito tra i più forti ridimensionamenti della superficie vitata. La grave crisi che ha travolto la viti-enologia calabrese, oltre a ovvie ripercussioni di carattere economico e sociale, ha anche gravi riflessi generali sulla agro-diversità dei modelli viticoli e sulla biodiversità della vite del nostro Paese. Questi ultimi due aspetti devono essere considerati come vere e proprie emergenze di natura territoriale e culturale. La conservazione e tutela dei paesaggi agrari e della biodiversità della vite coltivata, assume infatti in Calabria un significato che oltrepassa il semplice contesto locale e dell’attualità, per affondare le radici nell’origine della viticoltura italiana, almeno di quella di impronta culturale greca e magnogreca. Indagini e ricerche condotte negli anni recenti hanno messo in luce come il patrimonio varietale calabro sia tanto vasto quanto verosimilmente antico e legato da rapporti di filogenesi con l’assortimento varietale italiano. In particolare le origini genetiche del Sangiovese, primo vitigno italiano per importanza, sono state rintracciate in Calabria. Più in generale i vitigni calabresi risultano legati da rapporti di parentela più o meno stretti con le varietà della Sicilia occidentale. Queste recenti scoperte mettono dunque in evidenza il ruolo della Calabria quale centro secondario di origine della variabilità della vite coltivata.
Problemi ed importanza del recupero e del riordino della ricchezza varietale calabra
Il lungo periodo di trascuratezza che ha caratterizzato la storia recente della viticoltura calabra non ha consentito, nonostante alcune lodevoli iniziative di enti di ricerca e di appassionati viticoltori e studiosi, di caratterizzare adeguatamente i principali vitigni tradizionalmente coltivati, molti dei quali non risultano neppure iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Vite, o risultano iscritti attraverso errate sinonimie o quasi sinonimie.
Tra i vitigni non iscritti vi è da citare ad esempio il Mantonico nero e l’Arvino; tra quelli iscritti mediante errate sinonimie si cita il Magliocco Dolce assimilato ai fini amministrativi al Magliocco Canino; tra le quasi sinonimie si cita il Mantonico Bianco assimilato al Montonico Bianco.
La difficoltà per la ricomposizione di un quadro ampelografico di riferimento discende anche dal fatto che denominazioni quali ad esempio Greco bianco, Greco nero, Nerello, assumono un significato di nome comune attribuito a numerosi vitigni, con diffusione solo locale, più o meno differenti rispetto a quelli dominanti. A ciò vanno aggiunte dozzine di vitigni locali, con denominazione svariatissime, solo alcuni dei quali probabilmente semplici sinonimie dei vitigni principali, rispetto alla maggioranza dei quali da ritenersi vitigni autenticamente differenti.
Un’altra causa delle difficoltà operative e metodologiche che si incontrano per il riordino dell’ampelografia calabra, è legata alla variabilità intravarietale, che inevitabilmente tutti i vitigni antichi e coltivati da più secoli (forse millenni), in areali ampi, raccolgono al loro interno. Questa variabilità intravarietale, prevalentemente conseguenza di mutazioni geniche puntiformi, spesso però capaci di modificare importanti aspetti della morfologia e della qualità enologica dei biotipi, possono però essere anche la conseguenza di moltiplicazione per seme, e conseguente ricombinazione sessuale per incrocio ed autofecondazione della varietà capostipite. Appare molto verosimile che, nel passato, alcuni ceppi delle progenie di tali casi di riproduzione per seme, furono assimilati al vitigno capostipite, perché non se ne differenziavano troppo dal punto di vista fenotipico; altri invece diedero origine a vitigni differenti, seppure talvolta con un nome correlato a quello del vitigno capostipite.
Ai fini del recupero e della caratterizzazione varietale è pertanto da ritenersi assolutamente prioritaria la valutazione e la valorizzazione di tale variabilità interna ai vitigni. È importante sottolineare infatti come la variabilità intravarietale rappresenti il punto di forza del potenziale adattivo e qualitativo di un vitigno. Inoltre l’esplorazione della variabilità intravarietale consente il reale recupero varietale, nel rispetto dell’opera, spesso secolare, di propagazione selettiva, operata dai viticoltori, al fine di adattare il vitigno alle diverse condizioni ambientali e di coltivazione.
Il metodo seguito nel progetto di riordino della piattaforma ampelografia del cosentino
La metodologia seguita nel progetto in questione si è ispirata alle linee guida da tempo sviluppate dal nostro gruppo di lavoro. Specificatamente:
· si è seguito un approccio popolazionale e non tipologico;
· si è dato maggiore valore classificatorio al fenotipo piuttosto che al genotipo;
· si è data priorità alla valenza etnografica della classificazione varietale piuttosto che a quella semplificatoria ed omologatrice di carattere dirigistico.
L’approccio popolazionale prevede l’esplorazione, quanto più ampia possibile della variabilità intravarietale, utilizzando gli strumenti dell’ampelografia descrittiva, della chemiotassonomia e della biologia molecolare, compendiando i risultati nel rispetto della valenza etnografica del significato del vitigno. Ciò significa tenere in adeguata considerazione come, sul territorio, viene effettivamente recepito e denominato uno specifico vitigno. In termini operativi, l’approccio seguito porta ad accettare, all’interno di una varietà, un certo livello di variabilità genotipica e fenotipica, purché ciò avvenga nel rispetto di quanto è stato riscontrato nel territorio di coltivazione. Peraltro non è ovviamente preclusa la possibilità, in una fase successiva del percorso di riordino varietale, di definire ulteriori suddivisioni, tanto attraverso la selezione clonale quanto attraverso la suddivisione del vitigno identificato in più vitigni, da denominarsi eventualmente con opportune aggettivazioni del nome del vitigno originario.
Primi risultati: varietà da iscrivere al Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite
Nel corso dei sopralluoghi svolti dai responsabili dell’Università di Milano e dai tecnici di AGER S.C. con l’ausilio dei responsabili del consorzio Citra, eseguiti in maggio e agosto 2006 e in giugno e settembre 2007, sono state visitate in tutto 13 località nel cosentino e descritte una sessantina di accessioni. Sono state rilevate le caratteristiche ampelografiche di ciascun ceppo ritenuto utile ai fini della ricerca ed è stato prelevato materiale vegetale per le analisi molecolari e chemiotassonomiche.
È stato contattato anche un vivaista locale che ha messo a disposizione i materiali di propagazione utilizzati, per i confronti con quelli prelevati sul territorio. Dopo una fase iniziale di screening lo studio si è concentrato soprattutto sulle caratteristiche dei Magliocchi, degli Arvini e dei Mantonici bianchi e neri, che risultano essere i più diffusi nella zona e su cui ancora non è stata fatta chiarezza riguardo alle loro identità ampelografiche. Sono stati condotti in laboratorio un elevato numero di analisi del DNA, utilizzando i marcatori microsatelliti. In particolare, grazie a questo tipo di marcatori, è possibile definire un profilo genetico di ogni accessione che consente di accertarne l’identità varietale e gli eventuali rapporti di parentela diretta con altre accessioni, nonché di stimare la distanza genetica tra due accessioni. Per alcune accessioni è stato anche indagato il profilo chemiotassonomico mediante l’analisi dei polifenoli nelle bacche (antociani, flavonoli, flavanoli e acidi fenolici).
Sulla base del primo biennio di lavoro sono stati individuati e proposti per la fase di successiva iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV) i seguenti vitigni.
- Magliocco Dolce
- Arvino
- Mantonico Bianco
- Mantonico Nero
È però da evidenziare che ciascuna di tali denominazioni varietali raccoglie più di una linea clonale, derivante dallo stesso semenzale capostipite, ma anche da capostipiti diversi seppure tra loro imparentati.
Questo aspetto è di grande importanza ai fini della iscrizione dei vitigni all’RNVV. Infatti, rispetto a quanto era accettato fino al recente passato, la maggior parte dei componenti del Comitato Nazionale Varietà di Vite, non ritiene corretto considerare afferenti al medesimo vitigno linee clonali non monofiletiche, ovvero non derivanti dal medesimo semenzale capostipite. Nella prossima fase di raccolta dei dati (ampelografici, fenologici e vegeto-produttivi), necessari per l’iscrizione all’RNVV, dovrà essere stabilito se richiedere l’iscrizione delle predette varietà come varietà multiclonali e polifiletiche, includendo cioè nel medesimo vitigno le variazioni genotipiche e fenotipiche rinvenute sul territorio, ovvero se iscrivere ciascuna linea filetica individuata come varietà a sé stante.
Primi risultati: questioni risolte e da approfondire
Sulla base delle indagini effettuate si deve ritenere che il Magliocco Dolce coltivato nel Lametino sia da considerare un biotipo del Magliocco Canino già iscritto al registro nazionale.
Nel corso dell’indagine sono state individuate e preliminarmente caratterizzate numerose altre accessioni, molte con denominazioni omonime ai gruppi varietali citati in precedenza quali: Greco bianco, Greco nero, Magliocco, Mantonico, Nerello. Tali accessioni mostrano un profilo genetico unico e distante dai gruppi principali. Nella prosecuzione del progetto sarà necessario approfondire la caratterizzazione di queste accessioni, al fine di inquadrarle correttamente nell’ampelografia della provincia di Cosenza.
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